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L’1 e il 2 aprile 2006, com’è ormai tradizione, la Pastorale Giovanile della Diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro ha invitato tutti i giovani della Diocesi ad un ritiro di due giorni in preparazione alla Pasqua al Convento della Verna. Tutti gli anni ne vengono organizzati due, uno prima di Natale e un altro, appunto, prima di Pasqua. Mentre gli altri anni le meditazioni erano guidate dal nostro Vescovo Gualtiero Bassetti, quest’anno i due ritiri hanno visto l’intervento di un’eminente personalità della nostra Chiesa italiana: Monsignor Antonio Riboldi, Vescovo Emerito di Acerra (NA). La due giorni natalizia fu caratterizzata da tanta neve (caduta anche la notte stessa, mentre eravamo lì), mentre quella pasquale ha visto due belle (ma fredde!) giornate di sole. Ma non è certo il tempo atmosferico che ha reso belli o meno belli questi incontri: Mons. Riboldi ci ha parlato veramente al cuore, mostrandoci una fede salda e autentica, che lo ha accompagnato in tutti i momenti della sua vita, e nell’impegno contro la criminalità organizzata nella sua diocesi. Noi di Camucia (eravamo in tutto in nove) siamo arrivati il sabato pomeriggio, per permettere anche ad alcuni ragazzi di venire dopo la scuola, ed appena arrivati lassù è iniziata la meditazione del pomeriggio. Il tema centrale era il rapporto tra amore e dolore, visto nell’ottica della Passione e Morte di gesù: Mons. Riboldi ci ha parlato di come questi due aspetti, così apparentemente lontani tra di loro, siano in realtà legati in modo inscindibile, fino a dire che il dolore è parte integrante dell’amore. Maria stessa aveva cresciuto Gesù ben sapendo che un giorno sarebbe morto, ed infatti la ritroviamo sotto la croce. Una caratteristica forte di Mons. Riboldi è che ad ogni concetto lega subito una sua reale esperienza di vita: così come a Natale ci aveva parlato della sua vocazione e del rapporto con sua madre, stavolta ci ha raccontato della compostezza e dell’estrema dignità della madre (che in realtà soffriva atrocemente) alla morte della figlia piccola: chi ama veramente deve mettere in conto anche di soffrire, ma è una sofferenza sopportabile se accompagnata dalla fede.
La veglia della sera, così come la meditazione e la Messa della domenica mattina, era basata sulla figura di Giovanni Paolo II, cogliendo l’occasione del primo anniversario della sua morte: la scelta è stata senz’altro azzeccata. Chi non ricorda il suo lungo cammino di sofferenza e, allo stesso tempo, di fede salda e incrollabile in Dio? Questo Papa ci ha mostrato come si sopporta con dignità il dolore e, soprattutto, come si ama la vita, le persone che ci sono intorno, la missione che, pur tra mille difficoltà, siamo chiamati a portare avanti ogni giorno.
Sono stati due giorni, insomma, veramente intensi e, perché no, anche divertenti: eravamo in tutto un centinaio di ragazzi. Un grazie di cuore a tutti, a chi ha organizzato e a chi, soprattutto, ha voluto invitare in entrambi i ritiri Mons. Riboldi, una figura basilare della nostra Chiesa.
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