Testimonianze
|
Dal Blog di Creativ. E' bellissimo rileggere i commenti che avete scritto perché rinnovano le emozioni, gli interrogativi e le nuove certezze che sono maturate in me durante questa esperienza. Vi ringrazio tutti, a partire da Giulio ai formatori fino a tutti i partecipanti al meeting: ognuno ha messo il proprio impegno e la propria disponibiità affinché questo evento potesse diventare un momento indimenticabile di formazione, di condivisione di progetti e di preghiera (la formazione si fa preghiera!) E' indescrivibile sapere che nel nostro cammino e nel nostro impegno quotidiano per i ragazzi non siamo mai soli e che questi incontri permettono di intessere quella ragnatela di relazioni e affetto che ci dona la forza per guardare avanti anche nelle difficoltà. Penso che in questo cammino che facciamo siamo delle persone privilegiate, il Signore ci mette di fronte alla possibilità di fare del bene agli altri: è un grande impegno che richiede costanza e sacrificio ma che, sono sicuro, ci riempe il cuore di gioia e fa esplodere, in maniera creativa, i nostri talenti e la nostra creatività al Suo servizio.
Vi invito a guardare le foto che abbiamo scelto e pubblicato nel nostro sito: http://www.diamogustoallavita.com/Foto/sportilia2007/
Vi mando un abbraccio megagalattico a ciascuno di voi!
A presto!!
Alfonso
LEGGI IL BLOG UFFICIALE CON TUTTE LE EMOZIONI e LE TESTIMONIANZE:
http://blog.creativ.it/2007/11/meeting-sportilia-2007-creativita-educativa/ |
|
|
Le più belle emozioni del meeting per formatori di Sportilia |
|
|
Finalmente quest’anno siamo di nuovo riusciti a svolgere il campeggio di 3 giorni con i ragazzi, e stavolta è stato il nostro caro Eremo di Sant’ Egidio ad ospitarci, dal 2 al 4 gennaio 2007.Siamo partiti, grandi e meno grandi, con sacco a pelo e copertona in spalla, consapevoli che sicuramente il freddo ci avrebbe accompagnato in questa esperienza…..infatti,la prima cosa che abbiamo fatto con i ragazzi appena siamo arrivati su martedì 2 gennaio è stata quella di raccogliere la legna per accendere un bel focolare!Di certo, la nostra amata cuoca Laura ha contribuito a riscaldarci con i suoi pasti meravigliosi, e in più tra noi vi era un’atmosfera di pace e serenità, quasi a sottolineare il famoso detto “pochi, ma buoni”.Per tutta la durata del campeggio abbiamo voluto sperimentare una sorta di laboratorio con i ragazzi: al posto della catechesi fatta di solito da noi animatori, abbiamo lasciato ai ragazzi l’iniziativa di sviluppare il tema della giornata come meglio credevano, immaginando di parlare non solo coni loro coetanei, ma anche con ragazzi di età diverse.Nonostante gli argomenti che avevamo scelto, ovvero Speranza, Fede e Testimonianza erano complicati da trattare, sono venute fuori delle idee carine e interessanti che poi abbiamo discusso tutti insieme con l’aiuto di Don Giancarlo.Ovviamente non poteva mancare l’appuntamento con la merenda a base di pandoro e nutella, che l’ultima sera è diventata anche un extra notturno, e il divertimento con i giochi tra le tre squadre…dopo lunghe peripezie e sfide la vittoria è stata assegnata al neonato gruppo dei Fucsia.Il momento più bello di questa esperienza è stata la Veglia dell’ultima sera, dove ci sono state preghiere molto toccanti e canti all’unisono che hanno donato un’atmosfera davvero natalizia e di amicizia, soprattutto perché davanti a noi vi era lo stupendo crocifisso del Cimabue, circondato da tanti lumini accesi dai ragazzi.Dopo la Veglia, seguendo i consigli della nostra cuoca a artista Laura, ognuno di noi ha realizzato il suo Rosario personalizzato, inserendo in un filo colorato le palline che pazientemente avevamo dipinto nel pomeriggio, ovviamente imbrattando tutta la stanza ma ridendo come pazzi. E’ stato davvero un momento di unione e di vicinanza alla figura di Cristo.Insomma, come sempre, anche questo breve campeggio su tra i monti si è rivelato un’importante occasione di crescita personale e spirituale per ognuno di noi, grandi e piccoli. Luisa Mencacci
|
|
|
L’1 e il 2 aprile 2006, com’è ormai tradizione, la Pastorale Giovanile della Diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro ha invitato tutti i giovani della Diocesi ad un ritiro di due giorni in preparazione alla Pasqua al Convento della Verna. Tutti gli anni ne vengono organizzati due, uno prima di Natale e un altro, appunto, prima di Pasqua. Mentre gli altri anni le meditazioni erano guidate dal nostro Vescovo Gualtiero Bassetti, quest’anno i due ritiri hanno visto l’intervento di un’eminente personalità della nostra Chiesa italiana: Monsignor Antonio Riboldi, Vescovo Emerito di Acerra (NA). La due giorni natalizia fu caratterizzata da tanta neve (caduta anche la notte stessa, mentre eravamo lì), mentre quella pasquale ha visto due belle (ma fredde!) giornate di sole. Ma non è certo il tempo atmosferico che ha reso belli o meno belli questi incontri: Mons. Riboldi ci ha parlato veramente al cuore, mostrandoci una fede salda e autentica, che lo ha accompagnato in tutti i momenti della sua vita, e nell’impegno contro la criminalità organizzata nella sua diocesi. Noi di Camucia (eravamo in tutto in nove) siamo arrivati il sabato pomeriggio, per permettere anche ad alcuni ragazzi di venire dopo la scuola, ed appena arrivati lassù è iniziata la meditazione del pomeriggio. Il tema centrale era il rapporto tra amore e dolore, visto nell’ottica della Passione e Morte di gesù: Mons. Riboldi ci ha parlato di come questi due aspetti, così apparentemente lontani tra di loro, siano in realtà legati in modo inscindibile, fino a dire che il dolore è parte integrante dell’amore. Maria stessa aveva cresciuto Gesù ben sapendo che un giorno sarebbe morto, ed infatti la ritroviamo sotto la croce. Una caratteristica forte di Mons. Riboldi è che ad ogni concetto lega subito una sua reale esperienza di vita: così come a Natale ci aveva parlato della sua vocazione e del rapporto con sua madre, stavolta ci ha raccontato della compostezza e dell’estrema dignità della madre (che in realtà soffriva atrocemente) alla morte della figlia piccola: chi ama veramente deve mettere in conto anche di soffrire, ma è una sofferenza sopportabile se accompagnata dalla fede.
La veglia della sera, così come la meditazione e la Messa della domenica mattina, era basata sulla figura di Giovanni Paolo II, cogliendo l’occasione del primo anniversario della sua morte: la scelta è stata senz’altro azzeccata. Chi non ricorda il suo lungo cammino di sofferenza e, allo stesso tempo, di fede salda e incrollabile in Dio? Questo Papa ci ha mostrato come si sopporta con dignità il dolore e, soprattutto, come si ama la vita, le persone che ci sono intorno, la missione che, pur tra mille difficoltà, siamo chiamati a portare avanti ogni giorno.
Sono stati due giorni, insomma, veramente intensi e, perché no, anche divertenti: eravamo in tutto un centinaio di ragazzi. Un grazie di cuore a tutti, a chi ha organizzato e a chi, soprattutto, ha voluto invitare in entrambi i ritiri Mons. Riboldi, una figura basilare della nostra Chiesa.
|
|
|
Siamo appena tornati da Colonia e ancora riecheggiano dentro di noi le parole, i suoni, i profumi e le sensazioni che ci hanno accompagnato in questo cammino.
Tornare alla normalità del lavoro e dello studio dopo aver vissuto un avvenimento così importante e intenso non è facile, lo stacco è notevole e si ha un po’ nostalgia di quello che abbiamo vissuto, delle cose belle come delle incomprensioni, della stanchezza e delle camminate interminabili, delle code alla stazione e alla metro come delle chiacchierate con persone di tutte le nazioni, delle amicizie nuove come di quelle ritrovate.
Tutto questo e molto di più vuol dire vivere una Giornata Mondiale della Gioventù. Certo, la (dis)organizzazione tedesca si è fatta molto sentire e ha comunque influito molto sulle nostre attività. Basti pensare che la sera in cui abbiamo partecipato alla festa degli italiani a Colonia ci hanno lasciato letteralmente a piedi dalla stazione di Dusseldorf e siamo tornati a casa alle 4:30 dalle notte perché non avevano previsto di allungare l’orario della metro pur sapendo che molte persone dovessero tornare negli alloggi che li ospitavano. Questa è stata solo una delle perle che l’organizzazione ci ha regalato… per non parlare del cibo… Ma forse queste esperienze sono belle anche per tutte le difficoltà che le accompagnano e nel superarle insieme si cementano ancora più le amicizie!
Siamo partiti la notte tra il 9 Agosto e il 10 Agosto da Camucia. Della nostra zona eravamo in 29 giovani di cui 9 minorenni. Eravamo un gruppo formato da ragazzi e ragazze tra i 14 e i 27 anni provenienti da Camucia, Terontola, Ossaia, Castiglion Fiorentino, Ponte a Poppi, Pontedera. Abbiamo fatto parte del gruppo di oltre quattrocento persone della nostra diocesi di Arezzo, Cortona e Sansepolcro guidati dal nostro Vescovo Gualtiero Bassetti.
Il viaggio è stato lungo 20 ore di pullman e ci siamo diretti a Dresda. Qui ci hanno accolto un gruppo di giovani che ci ha assegnato, non senza confusione e imprevisti, alle famiglie che ci hanno accolto.
Per me era la prima volta che andavo in una famiglia straniera ma l’impatto è stato buono. Le nostre famiglie ci sono venute a prendere alla chiesa della parrocchia a cui facevamo riferimento anche per le preghiere del mattino e per altre attività e ci hanno portato a casa loro. Io e Fausto siamo capitati in una famiglia nella quale lui era funzionario del ministero dell’economia della Sassonia e lei era insegnante di francese e di spagnolo in una scuola di Dresda. Devo dire che, nonostante l’inevitabile iniziale difficoltà nel farci capire con il nostro inglese maccheronico, si sono dimostrati gentilissimi e abbiamo avuto modo di scambiarci tante idee e opinioni anche sui fatti storici che hanno attraversato questa zona della ex Germania Est. Sinceramente mi sono trovato proprio bene con loro ed è quello che mi è dispiaciuto più lasciare quando siamo dovuti partire per Dusseldorf. Durante questa settimana a Dresda siamo stati abbastanza liberi di poter visitare la città e vivere tutte le iniziative che avevano organizzato per noi e per i gruppi di altre diocesi che erano ospitati qui. Mitica la sbiciclettata del primo giorno lungo il fiume Elba!
Nella settimana vera e propria della GMG siamo stati ospitati da delle famiglie di Dusseldorf. Qui abbiamo fatto le catechesi, le preghiere, ma le attività più grandi si svolgevano a Colonia quindi abbiamo dovuto fare i pendolari in più di un’occasione e ogni volta ci sono stati problemi sia per la metro/tram che per i treni, ore di coda prima di prendere i treni, treni che impiegano quattro volte il tempo normale di percorrenza e via dicendo. In questa settimana bellissima è stata la festa degli italiani allo stadio, la visita al Duomo di Colonia, l’arrivo del Papa, … ma elencare tutto quello che abbiamo vissuto è veramente impossibile!
Lentamente ci avvicinavamo ai giorni tanto attesi… quelli dell’incontro con il Santo Padre. Essere lì insieme a tantissimi altri giovani sulle rive del Reno all’arrivo a Colonia in barca di Benedetto XVI è stato un po’ come vedere l’arrivo tanto atteso di Gesù tra di noi, come se tutti noi stessimo aspettando Cristo. Alla fine molti di noi non hanno visto il Papa oppure lo hanno visto da molto lontano ma il fatto di esserci e di accoglierlo festosamente penso che siano le cose più importanti.
Il momento più atteso, la veglia con il Papa, finalmente era arrivato. Sabato 20 Agosto ci siamo incamminati verso la spianata di Marienfeld vicino a Colonia. Le sensazioni della veglia penso siano indescrivibili, solo chi le ha vissute può raccontarle: vedere tantissimi giovani uniti nella preghiera e nell’ascolto, chi un po’ più distratto, chi completamente assorto nella riflessione e chi non è riuscito a stare fermo per più di cinque minuti è bellissimo perché segno che questa generazione da tanti bollata come senza sogni e mammona, stanca e senza ideali veri ha dato testimonianza di una vitalità impressionante. Stanchi, bagnati dall’umidità, affamati e infreddoliti nei nostri sacchi a pelo abbiamo visto un popolo in cammino gioioso verso l’unica Stella che veramente può illuminare il nostro cammino e rendere felice la nostra vita: Gesù. Penso che tutti quelli che avevano dato per esaurita la GMG con la morte di Giovanni Paolo II siano rimasti a bocca aperta: hanno scoperto che i giovani hanno imparato subito ad amare questo Papa bollato troppo presto come lontano dalle aspettative e dal linguaggio dei giovani. Siamo in cammino alla ricerca di Gesù e il Papa, vicario di Gesù e illuminato dallo Spirito Santo, sa sempre esserci vicino e far vibrare le corde del nostro cuore dicendoci le parole di cui abbiamo bisogno senza fare sconti o annacquare il messaggio del Vangelo.
E mentre ci siamo misurati con le scomodità di una convivenza più ampia del previsto, abbiamo gridato al mondo che per il Signore «vale la pena», e per nient’altro. E Benedetto si è perfettamente sintonizzato con noi definendoci «rivoluzionari», e additandoci a vescovi, genitori ed educatori come «un appello vivente alla fede e alla speranza». «I giovani – ha detto chi a Marienfeld avrebbe raccolto un milione di firme – non cercano una Chiesa giovanilistica, ma giovane nello spirito; una Chiesa trasparente a Cristo, uomo nuovo», incapace di compromessi «per non annacquare il Vangelo» e contro la religione fai-da-te. “La libertà è lasciarsi conquistare dall’Amore di Cristo”.
Credo che anche se i giovani che sono venuti qui vi siano giunti per varie ragioni, sia spirituali ma anche prettamente turistiche, non dobbiamo dimenticare che abbiamo risposto tutti, anche se può far paura, ad una chiamata che il Signore ha fatto a ciascuno di noi e l’aver risposto a questa chiamata ci ha dato la forza di affrontare tutte le difficoltà che abbiamo avuto, ci ha dato la forza di continuare ad essere allegri, sventolare le bandiere, cantare anche quando eravamo veramente sfiniti. Se non si ha un fuoco dentro che arde è difficile affrontare tutto questo. Tornati nelle nostre case non penso che tutto resterà come prima. Ora però inizia il difficile, cioè riuscire ad alimentare questa fiamma che sorprendentemente abbiamo scoperto in noi e portare tutte le nostre esperienze e la nostra nuova fede a tutti quelli che sono rimasti a casa. Non tenere tutto per noi è il compito che ci viene dato ora, annunciare a tutti quello che abbiamo vissuto: “Siete voi la luce del mondo. Una città costruita su un monte non può rimanere nascosta; e non si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, perché faccia luce a tutti quelli che sono in casa. “ Allora facciamola vedere a tutti questa luce e non abbiamo paura perché il Signore saprà aiutarci! Con questa nuova carica spero che riusciremo a dare veramente gusto alla nostra vita insieme ai nostri cari e alle persone che ci stanno accanto!
Credo che questa esperienza sia molto importante per tutte le nostre comunità parrocchiali ma dovremo impegnarci tutti, laici e consacrati, affinché possa portare frutti in noi, nella nostra fede, nelle nostre amicizie, nelle nostre famiglie e nelle nostre attività. Dovremo trovare il modo di continuare questo cammino intrapreso insieme, tenendo lo sguardo verso la stella che abbiamo conosciuto e che ha illuminato la strada dei Re Magi e di tutte le persone che nel corso della storia l’hanno seguita rendendosi testimoni del Vangelo.
Noi giovani siamo pronti ad intraprendere insieme questo nuovo cammino, a seguire la stella e credo proprio che il Signore ci aiuterà in questa nuova avventura!!!
|
|
| |
|